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Sopra: immagine comunicazione visiva dell’evento
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ORTOGONALE
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L’ortogonale è un progetto di orto per bambino di Alberto Pizzati Caiani per il Salone del Mobile 2009, con la parte di installazione tattile progettata dallo scrivente, Fabio Fornasari.
Dalla cartella stampa leggiamo:
“Un Orto in Piazza?
Si, perchè ORTOGONALE sarà il simbolo della riconquiesta in ogni città di una Piazza dedicata ai Bambini.
ORTOGONALE è un osservatorio/almanacco delle stagioni di semina e raccolto dedicato ai Bambini, alle loro multiverse attività di Ortonauti metropolitani che sperimentano il piacere di osservare da vicino, annusare, carrezzare, coltivare, cogliere 16 metri quadri di erbe odorose e di ortaggi. L’almanacco delle stagioni è realizzato anche in grafica tattile (braille)”.
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Di particolare questo spazio ha almeno due cose:
la prima cosa di suggerire un modo differente di pensare l’urbanistica che coinvolge non solo il mondo degli adulti ma anche i bambini;
la seconda cosa è l’avere pensato a questo lavoro anche in una relazione di accessibilità e di inclusione
Nel progettare questa comunicazione tattile ho applicato un principio semplice e chiaro che per sua consuetudine applico nei lavori di questo tipo: costruire una serie di “segni” leggibili al tatto e contemporanemante alla vista in una chiave di lettura condivisa tra vedente e non vedente. Questa è la condizione nella quale l’apprendimento diventa non solo un esercizio ma una vera esperienza condivisa di arricchimento per entrambi: qualcosa passa tra i due lettori; sia il bambino vedente che il non vedente possono trarre conoscenza e accrescimento dall’altro.
Le tavole mettono in un relazione metaforica l’orto e le sue attività a immagini condivise mentali tra vedenti e non vedenti.
Fabio Fornasari
Il lavoro è stato compiuto con il patrocinio dell’Istituto per i Ciechi di Bologna Francesco Cavazza e con il supporto , di Tera Crea, dei Cantieri Verdi, del MU-BA (Museo del Bambino di Milano), della Triennale Bovisa, del Fuorisalone Bovisa, dell’Icalabs e dell’Associazione 0gK Zerogikappa.
La collocazione dell’orto è presso la Triennale Bovisa, Milano, dal 22 al 27 aprile 2009.
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Di seguito si pubblicano alcune delle tavole che si troveranno al Fuorisalone Triennale Bovisa.

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Sopra: l’ortonauta
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Sopra: pianta cresciuta
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Sopra: energie naturali
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Sopra: locandina della serata
Testo Accessibile:
Considerando un prodotto artistico come un oggetto che non ha finalità d’uso precise che lo limitino e lo precisino, considerandolo quindi come un piccolo mistero, che allo stesso tempo non è niente ma è anche un po’ di tutto, quali emozioni ci fanno nascere e che gamma di esperienze
percettive ci offrono questi oggetti, oppure che tipo di idee, immaginazioni, storie e illusioni ci fanno venire in mente.
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Collezioni mai viste,
MAMbo,
Nicola Pellegrini,
Ottonella Mocellin,
Paolo Nori,
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colore,
non-visivo,
scrittore,
scrittura and
zerogikappa .

Collezioni mai viste atto secondo: due personaggi, Peppino e Sante, narrati dal vivo dai due artisti, Ottonella e Nicola.
Per la seconda serata di “sperimentazioni” sul non-visivo i due artisti Ottolina Mocellin e Nicola Pellegrini hanno riproposto l’installazione-film La città negata, offrendo dal vivo la lettura pubblica dei testi e allo stesso tempo presentando dal vivo i due personaggi protagonisti di questa storia: Peppino e Sante. E’ una narrazione doppia che ci racconta la storia di due amici che, conosciutisi in età adulta, mettono a confronto la comune esperienza della cecità, dei luoghi vissuti, dello studio e del lavoro. L’opera dei due artisti era già stata mostrata nel museo MAMbo per lungo tempo nel corso del 2008 (l’opera è parte della collezione del museo) ma in questa serata ha assunto la forma specchio: i due “attori-autori-artisti” e dall’altro i due personaggi-protagonisti-ciechi”. I due interpreti e i due interpretati hanno così costruito un doppio confronto tra i loro vissuti: nella vita raccontata dal film e come identità incorporate nell’opera. Nel senso: il confronto tra Sante e Peppino come persone che “dialogano” nel film e il loro rispecchiarsi nella loro storia raccontata dagli artisti. Questa è una chiave di lettura dell’opera presentata dagli artisti nella serata al MAMbo. Un gioco di specchi continuo che ha sottolineato questa natura dell’opera d’arte come specchio della vita, altra componente non-visiva dell’arte. Uno specchio che permette di guardare le cose con altri occhi, anzi in questo, caso senza il loro uso e quindi della vista.
Anche in questo caso come per Paolo Nori, gli artisti invitati a interpretare un’opera della collezione, hanno affrontato il tema in modo autoriale; hanno cioè prodotto una serata evento che in sè è un’opera d’arte non-visiva.
Sensingplace