Archive for the 'Collezioni mai viste' Category

opere, parole e pane. Collezioni mai viste 006






Immagine: Giacomo Verde nel museo. Sullo sfondo il teatrino di Patrick Tuttofuoco.


Giacomo Verde è uomo di spettacolo, uomo di teatro, artista capace di scendere al livello del pubblico. Ha “messo mano al sistema dell’arte”, facendo delle opere d’arte “parola” e dello scambio di parole con il visitatore la propria strategia per avvicinargli il senso.





Immagine: Maurizio Cattelan, Strategie, 1990. Sullo sfondo un sacco di pan-carré


Ha parlato del contesto del museo, della sua storia e dell’autoreferenzialità del sistema dell’arte e delle sue “strategie” per diventare mainstream.
Ha parlato delle necessità dell’uomo, dei suoi bisogni, come quello del pane e del nuovo bisogno, del bisogno dell’arte. Ne ha parlato in relazione allo spazio che ospita il museo, che un tempo era il forno del pane per la città, pane distribuito dal comune per far fronte alla povertà e oggi è il luogo dell’arte contemportanea che fa fronte a nuovi bisogni.





Immagine: Verde dialoga con il pubblico non vedente


Il pane, è diventato un gioco di confronto con il pubblico per misurare il grado della necessità e costruire non solo analogie formali ma per richiamare esperienze quotidiane d’uso del pane: il pane da aperitivo, il pane da scampagnata.


Il tema del confronto del pane con il senso dell’opera si esplicita ancora di più nel sistema circolare dei video di Grazia Toderi. Le opere mostrano due satelliti spaziali, Gemini 6 e Gemini 7, che ruotano all’interno della cupola della chiesa barocca di Sant’Uberto, nella Reggia di Venaria Reale a Torino, dell’architetto Juvarra.





Immagine: i video di Grazia Toderi, Gemini 6 e Gemini 7


Partendo da un piano più semplice di analogia formale e di apparenza visiva tra la cupola di Juvarra e la forma del pane a rosetta, ci ha parlato delle apparenze narrative e del meccanismo delle favole, dei miti: ha fatto dell’installazione video una allegoria.


Dall’allegoria della Toderi che ci mostra il legame tra cosmo ed esistenza terrena, tra rotazioni di satelliti artificiali ed ellissi dello spazio dell’architettura barocca, tra orbite di pianeti e attrazioni umane all’allegoria di un allineamento tra l’opera, il senso, il pane e noi visitatori: lui al centro a fare ruotare tutto questo.





Ha mostrato l’opera di Bartolini, Impressions, aprendone il significato, mostrandocelo come il luogo dove fare esperienza dell’incontro al di fuori di un senso proprio dell’arte ma della vita stessa.





Immagine: persone non vedenti che toccano l’opera nella posizione chiusa. In questa posizione l’opera raffigura lo spartito di impression


L’ha fatto facendola toccare…





Immagine: apertura dell’opera che diventa palchetto


…facendola aprire…





Giacomo Verde sul palchetto


… continuando il suo dialogo coinvolgente con il pubblico dal suo interno mostrandone le possibilità che oggi gli ambienti sociali in rete definiscono “dal basso” e che sono la nuova dimensione dell’”opera aperta”.




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un cinghiale, un teatrino, un diario e Ugo Cornia. Collezioni mai viste 003

Racconto della serata





Ugo Cornia, ha scritto, legge e parla della…





… Apecar di Luca Pancrazzi che si trova nella sala alla sua destra e dell’opera di…





… Daniela Comani che pure si trova lì vicino e come l’altra di prima non è vista da chi ascolta… C’è che si alza e le va a ri-conoscere.





E’ dentro al Museo Ugo Cornia; lui racconta le opere, tutti lo ascoltano,…





… mentre lui sta parlando dentro ad un’altra opera della quale non parla ma che usa o dalla quale è usato: Impression di Massimo Bartolini




Ugo Cornia ha svolto il suo compito di “illuminazione” della collezione del museo lavorando su tre opere: l’”apecar” di Luca Pancrazzi il “teatrino” di Eva Marisaldi e il lavoro “Sono stata io, diario” di Daniela Comani. Ha compiuto il suo percorso imponendo delle continue svolte di senso in chi lo seguiva: parlando di alcune caratteristiche dell’opera, focalizzandone alcuni aspetti, ha portato il lettore passo dopo passo ad effetti di sorpresa, spostando la lettura da una dimensione poetica a quella narrativa. Ha arricchito la dimensione poetica di ogni singola opera di una dimensione di racconto che gli ha permesso di compiere un lento cammino verso il profondo delle opere. Dall’apecar “Cinghiale”, passando per il “giocattolo” teatrino si è soffermato a lungo sull’opera-diario di Daniela Comani e sulla sua mio-storia contenuta. Citando il George Perec di Pensare/Classificare e la Catalogazione degli animali “Emporio celeste di conoscimenti benevoli” dall’enciclopedia cinese di Jorge Louis Borges, ha condotto il visitatore dentro l’opera di Daniela Comani costruendo dei percorsi basati su espedienti narrativi. L’opera consiste in un diario che riporta alla prima persona singolare avvenimenti della storia dell’uomo. Storia politica, il terrorismo, la conquista dello spazio, ma anche fatti di cronaca, accidenti naturali ecc. Allineati a partire dal 1 Gennaio, saltando di anno in secolo, ed essendo stata, re, regina, assassina, vittima, termina con il 31 dicembre dove con la sua fuga come Batista da Cuba “…Finisce così il mio regime”.

Sensingplace

collezioni mai viste: Ugo Cornia








Sopra: locandina della serata
Testo Accessibile:
Considerando un prodotto artistico come un oggetto che non ha finalità d’uso precise che lo limitino e lo precisino, considerandolo quindi come un piccolo mistero, che allo stesso tempo non è niente ma è anche un po’ di tutto, quali emozioni ci fanno nascere e che gamma di esperienze
percettive ci offrono questi oggetti, oppure che tipo di idee, immaginazioni, storie e illusioni ci fanno venire in mente.






Ottonella Mocellin, Nicola Pellegrini: La città negata. L’opera raccontata dagli autori






Collezioni mai viste atto secondo: due personaggi, Peppino e Sante, narrati dal vivo dai due artisti, Ottonella e Nicola.
Per la seconda serata di “sperimentazioni” sul non-visivo i due artisti Ottolina Mocellin e Nicola Pellegrini hanno riproposto l’installazione-film La città negata, offrendo dal vivo la lettura pubblica dei testi e allo stesso tempo presentando dal vivo i due personaggi protagonisti di questa storia: Peppino e Sante. E’ una narrazione doppia che ci racconta la storia di due amici che, conosciutisi in età adulta, mettono a confronto la comune esperienza della cecità, dei luoghi vissuti, dello studio e del lavoro. L’opera dei due artisti era già stata mostrata nel museo MAMbo per lungo tempo nel corso del 2008 (l’opera è parte della collezione del museo) ma in questa serata ha assunto la forma specchio: i due “attori-autori-artisti” e dall’altro i due personaggi-protagonisti-ciechi”. I due interpreti e i due interpretati hanno così costruito un doppio confronto tra i loro vissuti: nella vita raccontata dal film e come identità incorporate nell’opera. Nel senso: il confronto tra Sante e Peppino come persone che “dialogano” nel film e il loro rispecchiarsi nella loro storia raccontata dagli artisti. Questa è una chiave di lettura dell’opera presentata dagli artisti nella serata al MAMbo. Un gioco di specchi continuo che ha sottolineato questa natura dell’opera d’arte come specchio della vita, altra componente non-visiva dell’arte. Uno specchio che permette di guardare le cose con altri occhi, anzi in questo, caso senza il loro uso e quindi della vista.

Anche in questo caso come per Paolo Nori, gli artisti invitati a interpretare un’opera della collezione, hanno affrontato il tema in modo autoriale; hanno cioè prodotto una serata evento che in sè è un’opera d’arte non-visiva.

Sensingplace





Paolo Nori al MAMbo per Collezioni mai viste. Il testo integrale della serata al MAMbo

Paolo Nori ha pubblicato sul suo sito il testo integrale letto nella serata del 27 Novembre alla galleria MAMbo per le Collezioni mai viste. Come tutti gli autori in questo testo presenta un lavoro di lettura del museo e di una o più opere. Nel suo caso, dopo avere costruito un percorso sul ruolo dell’aura nella esperienza dell’arte, Paolo Nori ha raccontato nel bis un’opera particolare: un video raffigurante le prove di un concerto che lui chiama il “Coro dei malcontenti”. Ecco il testo suddiviso in tre parti:

Prima parte della lettura

Seconda parte della lettura

Terza parte della lettura