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La Torre di Asian - Arte Fiera Off

Orfeo Hotel Contemporary Art Project        ZeroGiKappa La Torre di Asian

Progetto in progress di design, scrittura collettiva e musica
a cura di Lorenza Colicigno, Fabio Fornasari, Giuseppe Iannicelli,

con la partecipazione di Mario Gerosa.

29 Gennaio 2010
Presentazione del libro d’artista “La Torre di Asian”
“Tower to tower”, audio-videoinstallazione di Elisa Laraia, Orfeo Hotel Contemporary Art Project
Ore 17.00 - Istituto “Francesco Cavazza”, via Castiglione, 71 - Bologna

L’evento

La presentazione di un libro può essere definito un evento di arte contemporanea? Se il libro è un oggetto d’arte, intorno al quale ruota una performance in progress, che coinvolge molteplici linguaggi prestati alla sperimentazione di occasioni comunicative tra avatar e persone, la definizione di evento d’arte contemporanea appare adeguata. Come tale si propone la presentazione del libro d’artista “La Torre di Asian”, libro-rotolo ideato da Fabio Fornasari aka Asian Lednev, costruttore della Torre in Second Life.
L’evento prevede una Lecture da parte degli autori-personaggi, accompagnata da musica ad hoc di Albamarina Cervino e Paolo Ferrario.
“Tower to Tower”, installazione audiovisiva di Elisa Laraia, Orfeo Hotel contemporary art project, tradurrà la tensione creativa generata dalla scrittura in un continuum di sensazioni visive e sonore.
Il libro d’artista “La Torre di Asian” sarà presentato il 30 gennaio a Roma nell’Istituto Superiore Antincendi, nell’ambito del Kublai camp, e in seguito a Patti nel Caffè Galante, in streaming con Second life .

Il progetto
“La Torre di Asian”
Concept
C’è un luogo in cui le immagini e le parole si incontrano a formare paesaggi inusuali, attraversati da filamenti lattiginosi percorsi in verticale da storie di storie. Questi paesaggi verticali risiedono in Second Life, luogo del racconto e racconto esso stesso, dove i confini della memoria e dell’immaginazione si dilatano fino all’inverosimile. Il centro del romanzo-installazione, con la sua periferia di musiche e video, è la Torre, elemento primario di ogni discorso.
“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua

sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là
su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele.” (dalla Bibbia, libro della Genesi 1, 1-9).
Oggi questa dispersione è giunta a livelli estremi, fino all’alienazione e all’incomunicabilità, ma nel contemporaneo villaggio globale, si è generato proprio per questo un nuovo desiderio di comunicare e comprendersi, che trova media e canali privilegiati nel web e nella piattaforma internet 2.
Solo un romanzo collettivo, in cui linguaggi, intrecci e stili si moltiplicano e si fondono, si separano e configgono, può restituire la Babele contemporanea. E’ questo l’obiettivo degli scrittori collettivi, che, secondo la legge di una casualità regolata dall’amore per la scrittura e per l’arte, da più di un anno lavorano insieme a inventare un intreccio di tempi, luoghi e personaggi, affidandosi alle parole, alle immagini, al design, alla musica, al video.
Una nuova Babele, dunque, in cui l’intreccio di lingue e di storie è talmente complesso da non poter essere raccontato con una sola lingua e ad un solo popolo. Il romanzo “La Torre di Asian” si propone come il luogo simbolo di una città contemporanea, protesa verso il cielo per rifondare la sua origine, con la consapevolezza di una nuova libertà possibile.
Struttura del Romanzo
Il 1°, l’8° e il 16° cap., scritti da Lorenza Colicigno aka Azzurra Collas, costituiscono i punti di raccordo delle molteplici storie scritte dai singoli autori nei capitoli intermedi, con tanti punti di vista, intrecci e soluzioni narrative quanti sono gli scrittori. Oggi la stesura del romanzo è giunta all’11° capitolo. L’intreccio delle molteplici e, a volte, contraddittorie storie costituisce la Storia Globale, riflesso della babele di linguaggi e vicende, individuali e collettive, dall’età delle tecnologie avanzate a tempi possibili o impossibili; ogni storia prospetta una soluzione narrativa diversa, tuttavia non mancano spinte all’aggregazione degli intrecci intorno a tre storie dominanti. I registri e i generi narrativi risultano molteplici ed anche contrastanti, ma su tutti sembra predominare, fino a questo punto, il registro dell’ironia e il genere del romanzo d’investigazione. Grande rilievo ha nella costruzione del romanzo il ruolo dei lettori, che possono intervenire nel dare un orientamento e un senso alla Storia Globale. Tale ruolo è simbolicamente interpretato nel romanzo dallo scrittore/lettore/personaggio Aldous Reader.

FLUSSI - Giuseppe Chiari - Piero Mottola

RAM radioartemobile e FONDAZIONE VOLUME

presentano

FLUSSI

Giuseppe Chiari - Piero Mottola

il rumore della vita nel silenzio dell’arte

a cura di Patrizia Ferri

Lunedì 18 gennaio, ore 19

Acquario Romano _ Casa dell’Architettura

Piazza Manfredo Fanti 47 – Roma

Un progetto che porta alla luce un sodalizio particolare, di mente e di cuore, umano e artistico profondo, da annoverarsi tra quegli incontri emblematici che costellano l’arte non solo come Storia di teorie e di opere, ma trama di storie tra persone e relazioni, intercorso tra due artisti sui generis per i quali - oltre le debite differenze di stile, concettualità e intrinseche specificità, pesi e misure - le affinità si stabiliscono in una scala di sinergie culturali e di riflessioni, nell’ambito di una ricerca sonora e acustica di attraversamento e sconfinamento degli ambiti disciplinari.

Per Giuseppe Chiari e Piero Mottola il suono è una materia imponderabile che crea spazi aleatori e fluttuanti, strutturati e destrutturati in una processualità estetica intesa in quanto stimolo e interazione emotiva, psichica e fisica con il pubblico che diventa attore dell’evento in un approccio totale e relazionale, fluttuando anch’esso tra ascolto empatico del rumore della vita e sublimazione catartica nel silenzio assordante del vuoto, come cassa di risonanza per amplificare la percezione dell’essere. Rumore e silenzio, concepiti come una sorta di affascinante e cangiante ready made, in uno scambio vitale e necessario sull’onda della sinergia con le filosofie orientali e le teorie scientifiche, -ordine, caso ed entropia- che vogliono un mondo come processo interconnesso in continua, inarrestabile trasformazione: un approccio centrale che da John Cage, che aleggia silenziosamente sull’evento, si propaga a Chiari padre del Fluxus made in Italy che in qualche modo lo consegna a Mottola per un’ elaborazione in termini personali.

“Flussi” in linea con la connotazione molteplice alle origini, indica la vitalità di un’esperienza che anche fuori la sua cornice storica di riferimento mantiene intatta la sua vitalità nell’indicare e favorire sviluppi sul piano di una logica dell’improvvisazione performativa radicale che si adegua ad una struttura emozionale enigmatica imprevedibile.

L’evento è una prova generale di orchestrazione declinato in termini di partecipazione attiva che confermi quanto la capacità di ascolto della realtà in senso ampio comporti lo scarto potenziale che fa affiorare la coscienza del senso profondo e silenzioso del tutto, dove lo spazio è luogo antropologico del divenire dell’esistenza. E allora se è così come diceva Chiari Fluxus tutta la vita ! per un’arte che irrompa nella vita come un fulmine a ciel sereno!, sottolinea Mottola.

Il concerto si apre con l’improvvisazione live per “campionatore emozionale E.10” di Piero Mottola, seguono le esecuzioni delle Performance free di Giuseppe Chiari provenienti da “Musica senza contrappunto” del 1967 e “Tre pezzi a Giovanna Sandri” del 2003, interpretate da Luca Miti, a cui fa da sfondo un estratto dal video della conferenza/azione “Confessione frammento” del 1997, per concludere con “Andamenti differenti” del 2009 di Piero Mottola, una passeggiata emozionale per voce soprano e tre strumenti.

Patrizia Ferri

L’evento sarà trasmesso dalla web radio RAM LIVE http://live.radioartemobile.it/ il giorno 25 alle ore 16 e alle ore 23.

RAM radioartemobile – Via Conte Verde 15 – 00185 Roma - Tel/fax +390644704249 – info@radioartemobile.it – www.radioartemobile.it

FONDAZIONE VOLUME! - Via S. Francesco di Sales 86/88 – 00165 Roma – Ufficio: Via di Santa Maria dell’Anima 15 – 00186 Roma - Tel/fax +39066892431 – info@fondazionevolume.comwww.fondazionevolume.com

PROGRAMMA DEL CONCERTO

Piero Mottola

Improvvisazione emozionale 3, 2010

esecuzione live di Piero Mottola per campionatore emozionale E.10

Giuseppe Chiari

Fare qualcosa con il proprio corpo e il muro, 1967

La mano mangia il foglio, 1967

per performer

Giuseppe Chiari

Confessione frammento, 1997

documento video inedito

Giuseppe Chiari

Fuori, 1965

Tre pezzi a Giovanna Sandri, 2003

per performer

Piero Mottola

Andamenti differenti, 2009

passeggiata emozionale per voce e tre strumenti

soprano, Keiko Morikawa

performer, Luca Miti

sax soprano, Massimiliano Fuschetto

violoncello, Silvano Fusco

contrabbasso, Massimo Ceccarelli

opere, parole e pane. Collezioni mai viste 006






Immagine: Giacomo Verde nel museo. Sullo sfondo il teatrino di Patrick Tuttofuoco.


Giacomo Verde è uomo di spettacolo, uomo di teatro, artista capace di scendere al livello del pubblico. Ha “messo mano al sistema dell’arte”, facendo delle opere d’arte “parola” e dello scambio di parole con il visitatore la propria strategia per avvicinargli il senso.





Immagine: Maurizio Cattelan, Strategie, 1990. Sullo sfondo un sacco di pan-carré


Ha parlato del contesto del museo, della sua storia e dell’autoreferenzialità del sistema dell’arte e delle sue “strategie” per diventare mainstream.
Ha parlato delle necessità dell’uomo, dei suoi bisogni, come quello del pane e del nuovo bisogno, del bisogno dell’arte. Ne ha parlato in relazione allo spazio che ospita il museo, che un tempo era il forno del pane per la città, pane distribuito dal comune per far fronte alla povertà e oggi è il luogo dell’arte contemportanea che fa fronte a nuovi bisogni.





Immagine: Verde dialoga con il pubblico non vedente


Il pane, è diventato un gioco di confronto con il pubblico per misurare il grado della necessità e costruire non solo analogie formali ma per richiamare esperienze quotidiane d’uso del pane: il pane da aperitivo, il pane da scampagnata.


Il tema del confronto del pane con il senso dell’opera si esplicita ancora di più nel sistema circolare dei video di Grazia Toderi. Le opere mostrano due satelliti spaziali, Gemini 6 e Gemini 7, che ruotano all’interno della cupola della chiesa barocca di Sant’Uberto, nella Reggia di Venaria Reale a Torino, dell’architetto Juvarra.





Immagine: i video di Grazia Toderi, Gemini 6 e Gemini 7


Partendo da un piano più semplice di analogia formale e di apparenza visiva tra la cupola di Juvarra e la forma del pane a rosetta, ci ha parlato delle apparenze narrative e del meccanismo delle favole, dei miti: ha fatto dell’installazione video una allegoria.


Dall’allegoria della Toderi che ci mostra il legame tra cosmo ed esistenza terrena, tra rotazioni di satelliti artificiali ed ellissi dello spazio dell’architettura barocca, tra orbite di pianeti e attrazioni umane all’allegoria di un allineamento tra l’opera, il senso, il pane e noi visitatori: lui al centro a fare ruotare tutto questo.





Ha mostrato l’opera di Bartolini, Impressions, aprendone il significato, mostrandocelo come il luogo dove fare esperienza dell’incontro al di fuori di un senso proprio dell’arte ma della vita stessa.





Immagine: persone non vedenti che toccano l’opera nella posizione chiusa. In questa posizione l’opera raffigura lo spartito di impression


L’ha fatto facendola toccare…





Immagine: apertura dell’opera che diventa palchetto


…facendola aprire…





Giacomo Verde sul palchetto


… continuando il suo dialogo coinvolgente con il pubblico dal suo interno mostrandone le possibilità che oggi gli ambienti sociali in rete definiscono “dal basso” e che sono la nuova dimensione dell’”opera aperta”.




Post in collegamento con Luoghi Sensibili



collezioni mai viste: Ugo Cornia








Sopra: locandina della serata
Testo Accessibile:
Considerando un prodotto artistico come un oggetto che non ha finalità d’uso precise che lo limitino e lo precisino, considerandolo quindi come un piccolo mistero, che allo stesso tempo non è niente ma è anche un po’ di tutto, quali emozioni ci fanno nascere e che gamma di esperienze
percettive ci offrono questi oggetti, oppure che tipo di idee, immaginazioni, storie e illusioni ci fanno venire in mente.






Ottonella Mocellin, Nicola Pellegrini: La città negata. L’opera raccontata dagli autori






Collezioni mai viste atto secondo: due personaggi, Peppino e Sante, narrati dal vivo dai due artisti, Ottonella e Nicola.
Per la seconda serata di “sperimentazioni” sul non-visivo i due artisti Ottolina Mocellin e Nicola Pellegrini hanno riproposto l’installazione-film La città negata, offrendo dal vivo la lettura pubblica dei testi e allo stesso tempo presentando dal vivo i due personaggi protagonisti di questa storia: Peppino e Sante. E’ una narrazione doppia che ci racconta la storia di due amici che, conosciutisi in età adulta, mettono a confronto la comune esperienza della cecità, dei luoghi vissuti, dello studio e del lavoro. L’opera dei due artisti era già stata mostrata nel museo MAMbo per lungo tempo nel corso del 2008 (l’opera è parte della collezione del museo) ma in questa serata ha assunto la forma specchio: i due “attori-autori-artisti” e dall’altro i due personaggi-protagonisti-ciechi”. I due interpreti e i due interpretati hanno così costruito un doppio confronto tra i loro vissuti: nella vita raccontata dal film e come identità incorporate nell’opera. Nel senso: il confronto tra Sante e Peppino come persone che “dialogano” nel film e il loro rispecchiarsi nella loro storia raccontata dagli artisti. Questa è una chiave di lettura dell’opera presentata dagli artisti nella serata al MAMbo. Un gioco di specchi continuo che ha sottolineato questa natura dell’opera d’arte come specchio della vita, altra componente non-visiva dell’arte. Uno specchio che permette di guardare le cose con altri occhi, anzi in questo, caso senza il loro uso e quindi della vista.

Anche in questo caso come per Paolo Nori, gli artisti invitati a interpretare un’opera della collezione, hanno affrontato il tema in modo autoriale; hanno cioè prodotto una serata evento che in sè è un’opera d’arte non-visiva.

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