Monthly Archive for Gennaio, 2009

L’esperienza di Marco Cavallo e gli atelier di libera espressione oggi. Caterina Nizzoli




Locandina della giornata


ABSTRACT dell’intervento di Caterina Nizzoli dal titolo
L’esperienza di Marco Cavallo e gli atelier di libera espressione oggi

Introdotta brevemente la nascita della definizione di art brut, si parlerà degli atelier nati in Italia tra il 1959 e il 1976, dove i maggiori artisti brut italiani scoprirono la pittura. Dopo una breve scheda per ogni atelier di attività espressive attivo oggi in Italia, si racconterà la storia della più dimenticata esperienza di laboratorio artistico, quella del Padiglione P nel 1973 all’interno dell’Ospedale psichiatrico provinciale San Giovanni di Trieste, che diede vita a Marco Cavallo, la scultura simbolo dell’antipsichiatria e della chiusura dei manicomi. Il racconto sarà per immagini e tramite la proiezione di un video degli Archivi Generali della Deistituzionalizzazione del Dipartimento salute mentale di Trieste. Per concludere, qualche immagine delle opere degli artisti dell’atelier che Caterina Nizzoli conduce a Parma.

BIOGRAFIA di Caterina Nizzoli

Laureata a Parma in Conservazione dei beni culturali, dopo l’esperienza a Parigi nella galleria di art brut e outsider art Objet Trouvè, conduce l’atelier di attività espressive per il centro salute mentale est di Parma. Nel 2007 ha curato insieme a Bianca Tosatti le mostra “Io è un altro” nel Palazzo Ducale di Lucca e “Ritrarre l’invisibile” per la Cooperativa Nazareno di Carpi

Stefano Bartezzaghi. Collezioni mai viste 007


Immagine: locandina della serata

Testo accessibile:


“La scrittura è linguaggio che occupa spazio, ma anche parlando si possono produrre “figure”. I giochi linguistici e gli artifici retorici sono spesso dispositivi che, per essere composti o compresi, richiedono sensibilità visiva. Nell’opera di Alighiero Boetti, di cui parlerò, il linguaggio si fa vedere e fa vedere: le sue «figure» sono linguistiche ancor prima che visive, si offrono a uno sguardo mentale ancor prima che oculare”.



opere, parole e pane. Collezioni mai viste 006






Immagine: Giacomo Verde nel museo. Sullo sfondo il teatrino di Patrick Tuttofuoco.


Giacomo Verde è uomo di spettacolo, uomo di teatro, artista capace di scendere al livello del pubblico. Ha “messo mano al sistema dell’arte”, facendo delle opere d’arte “parola” e dello scambio di parole con il visitatore la propria strategia per avvicinargli il senso.





Immagine: Maurizio Cattelan, Strategie, 1990. Sullo sfondo un sacco di pan-carré


Ha parlato del contesto del museo, della sua storia e dell’autoreferenzialità del sistema dell’arte e delle sue “strategie” per diventare mainstream.
Ha parlato delle necessità dell’uomo, dei suoi bisogni, come quello del pane e del nuovo bisogno, del bisogno dell’arte. Ne ha parlato in relazione allo spazio che ospita il museo, che un tempo era il forno del pane per la città, pane distribuito dal comune per far fronte alla povertà e oggi è il luogo dell’arte contemportanea che fa fronte a nuovi bisogni.





Immagine: Verde dialoga con il pubblico non vedente


Il pane, è diventato un gioco di confronto con il pubblico per misurare il grado della necessità e costruire non solo analogie formali ma per richiamare esperienze quotidiane d’uso del pane: il pane da aperitivo, il pane da scampagnata.


Il tema del confronto del pane con il senso dell’opera si esplicita ancora di più nel sistema circolare dei video di Grazia Toderi. Le opere mostrano due satelliti spaziali, Gemini 6 e Gemini 7, che ruotano all’interno della cupola della chiesa barocca di Sant’Uberto, nella Reggia di Venaria Reale a Torino, dell’architetto Juvarra.





Immagine: i video di Grazia Toderi, Gemini 6 e Gemini 7


Partendo da un piano più semplice di analogia formale e di apparenza visiva tra la cupola di Juvarra e la forma del pane a rosetta, ci ha parlato delle apparenze narrative e del meccanismo delle favole, dei miti: ha fatto dell’installazione video una allegoria.


Dall’allegoria della Toderi che ci mostra il legame tra cosmo ed esistenza terrena, tra rotazioni di satelliti artificiali ed ellissi dello spazio dell’architettura barocca, tra orbite di pianeti e attrazioni umane all’allegoria di un allineamento tra l’opera, il senso, il pane e noi visitatori: lui al centro a fare ruotare tutto questo.





Ha mostrato l’opera di Bartolini, Impressions, aprendone il significato, mostrandocelo come il luogo dove fare esperienza dell’incontro al di fuori di un senso proprio dell’arte ma della vita stessa.





Immagine: persone non vedenti che toccano l’opera nella posizione chiusa. In questa posizione l’opera raffigura lo spartito di impression


L’ha fatto facendola toccare…





Immagine: apertura dell’opera che diventa palchetto


…facendola aprire…





Giacomo Verde sul palchetto


… continuando il suo dialogo coinvolgente con il pubblico dal suo interno mostrandone le possibilità che oggi gli ambienti sociali in rete definiscono “dal basso” e che sono la nuova dimensione dell’”opera aperta”.




Post in collegamento con Luoghi Sensibili



Giacomo Verde. Come il pane






Sopra: immagine della locandina della serata


Testo accessibile:
Come il pane.
Lo spazio del MAMbo è nato come panificio popolare. E ora qui si ospita l’arte. Mangiare il pane è una necessità che accomuna tutti. In qualsiasi condizione ci si possa trovare.
Ma esistono anche persone allergiche al pane … Si racconteranno le opere paragonandole ognuna ad un tipo diverso di Pane. Sarà una riflessione sull’arte, i musei, la loro necessità, inutilità, evoluzione.
E il pane fatto in casa?


Giacomo Verde